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Open Event project has been developed in a three-year period concerning interculture
(2007 creativity, 2008 metamorphosis, 2009 soul journey). Interculture means dialogue, new horizons, mutual enrichment.It also means interdisciplinarity. All the three cycles, supported by
Monte dei Paschi di Siena Foundation, have joined art forms, branches of philosophy,
painting, sculpture, theatre, movies, music, poetry, archaeology, in a unifying subject.
Open Event Association thanks all the sponsors, guests and members of the staff, for their kind cooperation and Monte San Savino Town Hall and citizenship for the kind welcome reserved during these years.
Convegno-Tavola Rotonda - Domenica 13 Luglio 2008 - “Le Metamorfosi dell’anima” Incontro tra Arti,Filosofia e Spiritualità - Sintesi dei Lavori L’intercultura è indubbiamente una questione antica e complessa, cui ci pone di fronte anche la nostra realtà quotidiana. Essa costituisce oggi una precisa necessità di convivenza, davanti alle terribili lacerazioni che devastano il mondo ed alla possibilità di autodistruzione dell’umanità, un imperativo urgente volto a trovare una strada intermedia tra il monoculturalismo di stampo colonialista, ossia la credenza nell’incontestabile validità e superiorità di una singola cultura sulle altre e l’estremo opposto, ossia l’idea dell’incomunicabilità tra le diverse culture, una condanna all’apartheid ed al conflitto al fine di preservare le rispettive identità. L’Intercultura può costituire la via intermedia tra queste due posizioni assolute ed i connessi rischi di assimilazione o ghettizzazione, per giungere piuttosto ad un’ intercomprensione che possa trasformarsi, non senza difficoltà, in una maggior conoscenza e valorizzazione delle reciproche tradizioni ed appartenenze e di conseguenza in una modalità di convivenza possibile.(Panikkar) L’ idea di pace vi é sottesa come intenzione e continua tensione a ricomporre forze opposte o diverse in equivalenti forme di equilibrio dinamico. Indubbiamente una sfida difficile, piena di rischi, ma ineludibile. Posta una doverosa distinzione di fondo tra dialogo autentico e retorica del dialogo (imperante), nella considerazione delle tragiche difficoltà che esso comporta nella nostra attuale epoca storica, la “prospettiva interdialogale” richiede necessariamente di partire dal piccolo, ossia da un minimo comune denominatore di interculturalità : un incontro tra esperienze culturali diverse, sulla base di una possibile comunicazione, attraverso ”il dialogo dialogico” interpersonale, incentrato sulle specifiche testimonianze. In tal senso infatti il dialogo è connaturale all’uomo corrispondendo a quella spinta a oltrepassare il proprio limite, indagando al di là di se stessi, oltre i confini di ciò che è noto, facendo leva sul desiderio di conoscenza insito nella natura umana. Un avvio dialogico che, all’indomani dei fallimentari tentativi politici, idealmente ci si augurerebbe ripartire da posizioni di pari dignità, poiché ogni popolo possiede in effetti una propria tradizione ed ognuna di queste è costituita da un deposito sapienziale, da una secolare esperienza di vita e di pensiero e da una conseguente forma di saggezza, ricchezze purtroppo di norma occultate o strumentalizzate dai poteri costituiti vigenti e dai noti e ricorrenti scempii storici . Si tratta pertanto di riazzerare, mettendosi umilmente in gioco, non solo attraverso una disincantata autocritica relativa a se stessi, alla propria storia, tradizione e cultura, ma anche di avere il coraggio di aprirsi ad altri orizzonti e di superare dei confini, ossia i propri limiti identitari, le proprie certezze e resistenze inconsce, spinti da una ricerca relativa alle proprie radici spirituali. Al fine di rappresentare tutto questo utilizziamo un’immagine archetipale: il mito delle Simplegadi (le rocce cozzanti )ad indicare all’uomo di tutti i tempi quel difficile e pericoloso passaggio costituito dall’attraversamento di uno stretto, ossia di un territorio irto di scogli e pericoli che porta con sé insieme alla possibilità di superamento, anche il rischio di uscirne distrutti. Solo superando tale punto critico pertanto, accettando cioè un’inevitabile pars destruens, potrà forse compiersi la trasformazione d’ordine profondo. Il punto di partenza di tale percorso riguarda l’essere singolo, ognuno di noi e la propria personale tras-gressione. Per pensare in termini di interculturalità o inter-arte, è infatti necessario in primo luogo “trasgredire” , come indica l’antica etimologia latina (trans-gredior, passare al di là), prepararsi cioè ad un attraversamento con tutti i pericoli e le insidie del caso, ossia della propria cultura e visione del mondo, quella visione nella quale viviamo immersi e di cui possiamo divenire consapevoli solo davanti ad un confronto aperto con la diversità rappresentata da un’altra cultura o visione del mondo. Alla luce di questo ci si interroga sullo stato attuale delle arti per verificare se esse possano costituire nel nostro mondo attuale lo strumento idoneo a svolgere un ruolo primario di tipo cognitivo trasformativo, o se invece il pensiero novecentesco del disincanto e del sospetto ne abbiano decretato l’irreversibile fine. In tal caso ci sarebbe da chiedersi perché. Non può infatti esistere arte senza un interlocutore o fruitore adeguato. In particolare oggi , epoca in cui prevalgono l’informazione di massa, la curiosità superficiale ed il rapido fluire emotivo, più che l’attenzione profonda, l’uomo pur accusando un malessere d’ordine profondo, mostra di non saper oltrepassare la patina di superficie, in quanto non più capace di concentrazione, meditazione, contemplazione, ossia di attività dell’anima o di pensiero del cuore. Al massimo eccede in analisi introspettiva. Ma può esistere arte senza l’esercizio di queste facoltà dell’anima? Può esistere oggi uno spazio per l’arte che non sia mero esercizio virtuoso?
From the 7th to the 19th of September at the Hotel Ristotheatre of Florence, Giuseppe Billoni will held a personal exhibit: "Ai confini del mondo", by the critic Carlo Franza.
http://www.equilibriarte.org/eqmember/116
The Architect Jean Duminy will open a watercolor exhibit on Wednesday the 11th of June (6-9 pm), at the Galerie Art Present Espose, 79 Rue Quincampoix-Paris
C’è una domanda fondamentale che emerge e rimbalza evidente ad una prima lettura del testo “I Nuovi Sentimenti” di Marco Franzoso ed autori vari (edito da Marsilio,2006): Cosa intendiamo oggi quando parliamo di sentimenti e passioni?
Accogliamo l’appassionato appello perchè crediamo esista un bisogno fondamentale di interrogarsi attraverso un confronto generazionale, per fare il punto su come stiamo cambiando, ad iniziare dalla sfera emotivo-affettiva-relazionale, al fine di una maggior autoconsapevolezza , per affrontare le ineludibili sfide che i nostri tempi ci impongono.
A tal fine le diverse espressioni dell’arte, della musica, delle lettere e le diverse culture, rappresentate nel nostro Convegno, al di là delle loro vie monodirezionali, entrando piuttosto in relazione tra loro attorno ad una comune tematica come quella della creatività, attraverso i singoli linguaggi simbolici possono forse aiutarci a capire meglio, ad entrare maggiormente in noi stessi e, dandoci l’occasione di specchiarci in esse, restituirci specularmente l’immagine della nostra trasformazione in atto. Poiché ciò che conta in qualsiasi forma artistica è l’aspetto autentico, profondo, veritativo. Motivo sufficiente questo per pensare in termini di interarte ed intercultura.
Ma in primo luogo bisognerà chiedersi da cosa un momento d’incontro tra arti visive, musicali, poetiche e scienze filosofiche sia reso possibile e secondariamente come possa divenire comunicativo.
Partiamo allora dalla considerazione che esistono diversi livelli di pensiero, da quello logico elaborativo a quello connettivo relazionale. Il pensiero infatti non solo analizza, separa ed approfondisce, ma anche connette, riunisce, accomuna, scopre, inventa ed intuisce. Questa seconda modalità utilizza l’immaginazione, l’emozione, il sentimento, secondo un approccio di tipo estetico-esperienziale, secondo l’intelligenza emotiva, valorizzata peraltro dalle più recenti ed aggiornate teorie psicologiche, forse non così lontano o diversamente dall’antica filosofia che rintracciava nello “stupore abissale” l’origine del pensiero dell’uomo e della sua ricerca della verità, attraverso un’esperienza che parlava contemporaneamente alla mente ed al cuore.
Proprio questo pathos, oggi così assente negli assettici ambiti accademici ed istituzionali, è ciò che può porci di nuovo in relazione autentica con il mondo, secondo un’esperienza di libertà, in quanto non pregiudicata concettualmente, ma partecipabile, condivisibile, basata sul sentire comune, sul con-sensus, sulla con-sonanza.
D’altro canto è anche vero che questa via richiede estrema attenzione per non sfociare nel “puro divertissement disimpegnato”, come indica il filosofo Galimberti nella sua ipotesi di “morte dell’arte” a causa di uno sguardo che non riesce più ad indagare in profondità, nutrendosi piuttosto di ornamenti ed immagini scioccanti e non più di abissi fecondi. Ma essa rappresenta pure ineludibilmente una possibilità oltre la via monodirezionale della logica razionalistica esclusivistica ed assimilativa, propria dei nostri sistemi sociali ed istituzionali ed il suo approccio dualistico che mantiene drasticamente separato questo da quello, la mente dal cuore, vita mea da mors tua, o che al massimo tollera, ma non accoglie in senso vero ed autentico le diversità.
Allora forse porci nello spazio intermedio del Tra, dell’Inter , tra arti, discipline e culture diverse, tra specialisti e non , a riflettere ma anche a contemplare le forme di questa facoltà dell’anima, quella dell’Arte, totalmente calati con il corpo e con lo spirito in un contesto di “città d’arte”, ma anche attorniati da una costellazione di opere pittoriche e musicali della contemporaneità, tra tradizione ed innovazione, può aiutarci a pensare e a parlare di “filosofia dell’arte” o fors’anche di “filosofia dell’anima” ai fini di una maggiore autocomprensione attraverso un’esperienza olistica, coinvolgente corpo, mente, sensi e spirito. Analogamente ad un viaggio all’interno di noi stessi.
E’ questo spazio intermedio, questo “tra”, ancora terra di nessuno, il protagonista del nostro incontro interculturale a favore dell’interrrelazione, per appurare in primo luogo se le isole della creatività debbano rimanere tali per esprimere arte, o se possano in qualche modo entrare in relazione, se la contaminazione cioè porti con sé il rischio di una diminuzione di identità o se possa diventare modalità feconda. Allora come relazionare forme artistiche, ma anche visioni del mondo diverse tra loro? Come, se ogni forma in sé è unica?
Esiste una parola: “dialogo” ,che nella sua etimologia greca indica l’approccio all’altro da sé, approccio di tipo “imparativo” lontano dalla dialettica, in quanto basato su una sintesi aperta fondata sul principio di non esclusione tra sé e l’altro, tra il medesimo ed il diverso, tra mito e logos, tra teoria e prassi, tra scienza e saggezza, tra corpo ed anima, tra ragione e sentimento, mantenendo aperte le polarità duali in continua relazione vitale tra loro, secondo relazione aduale, cioè nè contrappositiva, né assimilativa.
Afferma il filosofo Raimon Panikkar:” Il vero dialogo non risiede in ciò che dico io, né in ciò che dice l’altro, ma in ciò che accade nel dialogo (al di là di noi), di cui né io né l’altro abbiamo una conoscenza premeditata e su cui non abbiamo alcun potere.”
Allora forse attraverso il vero dialogo anche le arti potranno ritornare ad esprimere in piena libertà tutta la loro potenzialità comunicativa. Il “come” consiste dunque nel “dialogo interculturale” davanti alle sfide del III millennio (quelle della pace, dell’ecosofia, dell’olismo, dei nuovi sentimenti), un tentativo di ricomporre quell’ “infranto” di cui parlava il filosofo Walter Benjamin, cioè ciò che il pensiero dell’uomo moderno ha drasticamente separato, la ragione dal sentimento, la mente dal corpo, la natura dalla cultura.
Svolgimento dei Lavori
Il Convegno di Sabato 30 Giugno 2007 “Le isole della creatività” si è aperto con un Caffè Letterario che ha visto presenti il filosofo Gabriele La Porta, lo scrittore Marco Franzoso ed il compositore musicale Yehudi Wyner (Premio Pulitzer 2006). L’argomento del libro “I nuovi sentimenti” curato da Marco Franzoso e Romolo Bugaro, scritto da quindici autori, ha rappresentato l’introduzione alla tematica del Convegno con una riflessione aperta sul cambiamento generazionale in atto, relativo ai sentimenti, ai rapporti e comportamenti affettivi ed al disagio comunicativo attuale. L’amore, il desiderio, il dolore sono ancora uguali ai sentimenti di cui parlavano i nostri genitori, nonni o avi? Dobbiamo forse parlare di cambiamento strutturale del nostro modo di sentire e percepire? O di cambiamento apparente e quindi di persistenza di sentimenti universali al di là del tempo e dello spazio? Ed in entrambi i casi dove sarebbero rintracciabili le radici di questi sentimenti? In un passato da “conservare” o in un presente da realizzare senza alcun collegamento tradizionale?
Se infatti alcuni aspetti relativi alle innovazioni tecnologiche hanno trasformato radicalmente il nostro modo di rapportarci al tempo ed allo spazio, essi hanno indubbiamente contribuito a cambiare anche il nostro modo di confrontarci con la storia, con il nostro prossimo e con noi stessi, dunque i nostri comportamenti, la nostra relazionalità e di conseguenza sentimentalità.
Basti pensare ai modelli propostici dai media, alla loro forza condizionante e demolitiva ed ai bisogni straordinari e finti da essi indotti secondo il clichè del bello, ricco ed eternamente giovane, che sono diventati purtroppo criteri e sistemi di vita , in cui l’immagine perfetta, l’apparenza, il successo, il protagonismo ed il consumo veloce dei prodotti, così come delle relazioni umane, rappresentano ciò che conta non solo virtualmente ma anche nella realtà di tutti i giorni. Ma a ben guardare il disagio sociale diffuso soprattutto tra i giovani, evidenzia che ciò che si nasconde dietro tale parodia è una grande vacuità di pseudovalori, il vuoto, l’angoscia, il disorientamento di chi non riesce più a creare rapporti equilibrati e a trovare sufficiente fiducia in se stesso e di conseguenza nella vita.
Si è persa infatti per converso, la capacità di sognare, di soffrire, di vivere autenticamente le passioni della vita, il senso della sacralità, della spiritualità, il senso del divino nelle relazioni, la capacità di entrare nei recessi del cuore, insieme a quella di riflettere sulle cose e sugli eventi, in quanto sospinti dal ritmo frenetico ed incalzante del sistema quotidiano.
C’è da chiedersi a questo punto se esistano costanti valoriali atemporali o se ci troviamo a vivere in un’assoluta unità di disvalore.
D’altro canto è doveroso fare attenzione alle generalizzazioni, distinguendo piuttosto tra le declinazioni storiche, culturali e personali degli aspetti emotivo-sentimentali dell’uomo ed il nucleo centrale dei grandi sentimenti, come la simpatia, la solidarietà, la gioia, la benevolenza, al di là dei tempi e delle singole culture dei soggetti.
Ma da qualsiasi parte ci si guardi ciò che emerge indiscusso è indubbiamente il valore tout court, quale sostanziale necessità dell’uomo di tutti i tempi, in quanto costitutivo del suo orientamento e dei suoi parametri valutativi. Sta dunque agli uomini del presente crederci e trasmettere testimoniandolo tale senso valoriale laddove possibile, al di là delle sue molteplici e possibili forme contingenti, attraverso l’educazione, la formazione e la cura.
Il Convegno del pomeriggio, condotto dal Prof.La Porta, si è aperto con le diverse testimonianze e relazioni relative alle scienze filosofiche (Ambesi, La Porta), iconografiche (Fornasari), poetico-musicali (Baladan), sociologiche (Cheli), psicopedagogiche (Rossi), quali occasioni di riflessione sulla creatività, per addentrarci maggiormente nella problematica posta dai Lavori della mattina.
Iniziando con la simbologia del profondo si è sottolineata la capacità originaria dell’uomo, come testimoniato in campo artistico attraverso i secoli, relativa al suo potere intuitivo, immaginativo, visionario, in grado di elevarlo divinamente e calarlo nell’essenzialità dell’essere. Potente e libera facoltà a lungo osteggiata e condannata, riconosciuta come pericolosa “eresia” dai vari poteri storici, vilipesa e trascurata dalla moderna filosofia razionalistica, relegata all’ambito dell’insanità mentale dalla psichiatria. Ma mantenutasi infine sotterraneamente, secondo percorsi paralleli in alcune forme tradizionali e qui custodita
come “pensiero del cuore”, in quella profonda parte dell’anima e del suo eterno femminino, ad ispirare artisti e poeti. Suo veicolo il simbolo ad indicare la via del Mistero e dell’analogia tra i regni del cosmo e le connotazioni dell’Arte.
E’ nello slancio intuitivo, dalla divina follia dei Greci all’eroico furore bruniano, slancio peraltro comune a tutte le arti, ma indubbiamente atrofizzato nella nostra epoca contemporanea, che continua pertanto a risiedere la possibilità di connettersi alla dimensione numinosa o spirituale, al potere creativo, che è di tutti noi, al di là delle differenti modalità realizzative, rappresentando fondamentalmente la nostra arte di vivere. Vivere cioè con consapevolezza ed armonia i propri sentimenti, emozioni e mondi interiori.
Compito davvero arduo in un periodo di transizione, di grandi conquiste tecnologiche, ma di crisi generalizzata e di profonda infelicità, nel transito tra un vecchio ed un nuovo mondo, davanti alle antiche rovine ed alle nuove sfide valoriali epocali, dove ognuno di noi è potenziale pioniere di nuovi territori e fruitore di una difficile libertà con la quale poter vivere nuovi scenari e nuove forme relazionali. La crescita e l’emancipazione, dal vincolo alla libertà, dallo stadio collettivo a quello individuale, è inevitabilmente segnato da un faticoso processo di autoindividuazione, dalla ricerca di un necessario equilibrio tra gruppo ed autonomia, tra individuo e società, coltivando le molteplici potenzialità creative, per trovare nuovi modi di pensare e vivere altrimenti. In tal senso diviene importante crescere ed educare personalità trasgressive e disubbidienti, capaci di vivere intensamente le passioni della vita, accettando di aprirsi, di soffrire, di mettersi in gioco, rischiando e sbagliando in proprio, assumendosi rischi e responsabilità. Infatti è’ solo l’autenticità della ricca e piena esperienza umana, sempre e comunque potenzialmente rigenerativa e trasformativa, a rappresentare la risorsa fondamentale dell’uomo di tutti i tempi. La sfida è dunque quella di riuscire a viverla nella sua profonda integrità, al fine di generare nuovi valori, in grado di rispondere alle crisi ed ai conflitti della nostra epoca.
Su queste conclusioni foriere di speranza si è chiuso il Convegno della 1° edizione di Open Event 2007.
Accompagna il marito in Italia M°Yehudi Wyner, una delle più famose, conosciute e pluripremiate direttrici di orchestra e d’opera degli Stati Uniti, Susan Davenny Wyner. La sua presenza alla conferenza stampa del 14 Giugno presso la Monte dei Paschi di Firenze ,ha costituito l’occasione di una piccola anticipazione relativa alla prossima edizione di Open Event 2008. Susan ha parlato della grande potenzialità della musica a livello di comunicazione oltre le barriere linguistiche ed i confini territoriali, strumento di armonia e pace tra i popoli.
Dopo un’iniziale brillante carriera come violinista e poi come soprano, Susan Davenny Wyner ha diretto l’Orchestra Filarmonica di Los Angeles, l’Opera Lirica di Boston, l’Orchestra di Cleveland,ecc. Ha diretto inoltre concerti a New York, Chicago, Boston, Hollywood Bowl, Tanglewood e per la famosa Radio CBS. E’ stata direttrice artistica della Warren Philarmonic Orchestra (Ohio) per dieci anni e dal 2004 è Direttrice del teatro d’opera “Opera Western Reserve”
La Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti (The Library of Congress) l’ha scelta come una delle donne più importanti degli ultimi secoli, inserendo la sua biografia in “Women who dare” Almanacco 2003 (Donne che osano) e la televisione statunitense le ha dedicato alcuni speciali documentari sulla sua vita.
E’ d’imminente uscita presso l’Editrice Hera la raccolta di poesie Il fumo segreto del pittore Giuseppe Billoni, che verrà presentata dal Prof.A.C.Ambesi Venerdì 28 Giugno, alle ore 18, presso la Mostra personale al Chiostro S.Agostino, di Monte San Savino.
Dal 1 al 7 agosto si terrà ad Arezzo, organizzato dal Jazz Club, il Summer Jazz Festival, che vedrà la partecipazione di importanti nomi nazionali ed internazionali .
Il Maestro di recente rientro dall’Uruguay , nostro ospite al Convegno di Sabato 30 Giugno, ci offrirà un assaggio delle sue ultime composizioni, spiegandone i collegamenti con il mondo della poesia.
Sono d’ imminente uscita, per l’Editrice Hermatena, due testi di questo autore:
“Scienza, arti ed alchimia” e un testo sull’antica religiosità persiana.
Il giorno 8 giugno si è tenuta una conferenza stampa al Palazzo della Provincia di Arezzo, per la prima Edizione di Open Event. Presenti il Sindaco Silvano Materazzi, l’Assessore alla Cultura Avv.Elena Balsimelli, l’Assessore alla cultura della Provincia D.ssa Emanuela Caroti. Ed inoltre Tv e testate giornalistiche locali e regionali. Sono state rilasciate interviste da parte del Direttore artistico M°Francesco Attesti che ha ringraziato gli sponsors, Comune e Provincia e presentato l’ampio programma della manifestazione, da parte dell’organizzatrice D.ssa Roberta Cappellini che ha sottolineato le linee guida dell’Associazione ed infine da parte della cantante mezzo soprano Annika Kaschenz che si è dichiarata onorata di poter cantare non solo pezzi classici durante il concerto di Sabato 30 Giugno con il pianista M°Attesti, ma anche alcune arie del M°Yehudi Wyner in prima esecuzione assoluta insieme al flautista Gabriele Betti ed alla violinista Brigitte Sulem.
Il giorno 14 Giugno si è tenuta a Firenze presso la prestigiosa sede della Monte dei Paschi una conferenza stampa di presentazione di Open Event 2007. Presenti gli organizzatori,” il pluripremiato M°Yehudi Wyner” che ha a lungo parlato la sua tournée in Italia e della sua musica, il M° Giuseppe Billoni che ha presentato quelle che sono state definite “le arcane simbologie della sua “pittura cosmica” ed infine la famosissima soprano e Direttrice d’orchestra
Susan Davenny Wyner che, in Italia insieme al marito, rappresenta per Open Event una preziosa anticipazione della prossima Edizione 2008. Pubblico e sponsors piacendo infatti, per quanto riguarda la musica si potranno prevedere una serie concerti per orchestra e possibilità di workshops and masterclasses.
Francesco Attesti e Matteo Galli, artisti di Open Event, annunciano l’uscita in CD della prima registrazione mondiale assoluta di una versione inedita del Requiem di Giuseppe Verdi. Si tratta di una trascrizione coeva all'originale, che adatta la complessa partitura per un duo strumentale: organo e pianoforte. Questa rarissima versione ha visto la luce nell'ottobre del 1874, a pochi mesi dal debutto della versione originale, avvenuto a Milano il 22 maggio del medesimo anno 1874 sotto la direzione di Giuseppe Verdi. É un lavoro di trascrizione nato con la piena benedizione di Verdi che, per ironia della storia, è stato dimenticato negli archivi fino ad oggi.
Il CD, prodotto da “Le Voci della Cittá”, verrá presentato a Milano nella prestigiosa sede di Palazzo Marino il 19 Settembre prossimo e successivamente verranno effettuate due tournée in Russia e USA. Lo scorso anno, i due artisti hanno presentato questa versione del Requiem in prima esecuzione in tempi moderni in Italia, USA, Olanda e Belgio, ovunque il consenso e l'entusiasmo del pubblico è stato unanime.
I due mosaicisti espositori della Mostra sul mosaico contemporaneo in omaggio a Gino Severini, tenutasi a Cortona, Palazzo Casali (26 Agosto-17 Settembre 2006) terranno quest’anno in Francia le seguenti Mostre:
GIOVANNA GALLI: Chapelle Saint-Eman. 11 rue Saint-Eman. CHARTRES. 28000. FRANCE
du 28 Avril au 9 Septembre 2007. du mardi au dimanche de 14h à 18h.
Contact au 02 37 88 05 34.
GIOVANNA GALLI et HENRY-NOEL AUBRY.
Maison de la Musique. Rue Athic. OBERNAI. 67210.FRANCE.
du 11 Août au 2 Septembre 2007.Tous les jours de 14h à 18h.
Contact: 03 88 95 22 72 .
HENRY-NOEL AUBRY: "ARTIMOME" Fort de l'Aiguilette. La Seyne sur Mer. 83. FRANCE.
du 15 Octobre au 3 Novemmbre 2007.
Contact: 06 61 13 25 74
Web-site: www.lamosaique.eu
Saranno di nuovo ospiti di Open Event 2008 con due personali di mosaico contemporaneo, e con uno stage aperto non solo a studenti ma anche agli appassionati di quest’arte.
Le iscrizioni allo Stage si apriranno a partire da gennaio 2008. Per informazioni rivolgersi a: info@open-event.net
Ulteriori dettagli ed aggiornamenti si potranno trovare prossimamente sulle news di questo sito.
Il Prof. Fabrizio Lelli (a destra nella foto) attualmente sta tenendo presso l'ateneo della University of Calofornia di los Angeles lezioni e seminari che si protrarranno fino a fine giugno, sui rapporti tra letteratura ebraica e letteratura italiana nel Rinascimento,. Contemporaneamente in Italia presso la cattedra di ebraistica di Lecce, di cui è ordinario, segue progetti sulla memoria degli ebrei nei campi di transito del Salento, sull'eredita' dell'ebraismo pugliese nell'impero ottomano e sulla letteratura sefardita in Israele.
Yehudi Wyner, il famoso compositore americano, premio Pulitzer 2006, sarà in Italia dal 12 giugno per una serie di impegni musicali e concerti tra i quali:
Teatro Paisiello di Lecce (“Miami International Piano Festival ”, 22 Giugno, ore 21,30, pianista
M° Emanuele Arciuli). Il concerto sarà preceduto da una conferenza alle ore 19, presso il Museo Castromediano della città;
Festival Pontino di Sermoneta (30 Giugno, ore 21)
Open Event di Monte San Savino (1 Luglio, ore 21). Al Teatro Verdi saranno presentati alcuni pezzi in prima esecuzione assoluta.
Violinista Reine Brigitte; flautista Gabriele Betti. Parteciperà anche la cantante mezzo soprano Annika Kaschenz con un brano in prima esecuzione europea nell’ambito del concerto n.1 del compositore, una messa in musica di una celebre poesia di Herman Hesse.